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Era appena iniziata un’altra giornata d’estate sulla città
di Celia. Il Sole splendeva alto nel cielo, qualche
famiglia si preparava per andare al mare, e un gruppo di
tre amici si stava godendo le vacanze.
Dario, un ragazzo di 19 anni, alto, e molto attento all’
aspetto fisico, si teneva in forma facendo un po’ di
palestra. La sua migliore amica, Alice, che conosceva
dai tempi dell’asilo, era molto attratta dai libri. Era
sempre stata una grande lettrice. E Francesco, che della
sua vita non aveva ancora capito cosa fare, si divertiva a
cercare dei nuovi posti che a Celia non aveva ancora
esplorato.
Celia era una piccola città, molto tranquilla e silenziosa.
Si trovava in una bellissima regione al confine con il
mare, e per Francesco non c’era cosa migliore che
andare ad esplorarla. Un giorno, mentre era in giro per Celia, Francesco trovò una casa che non aveva mai visto
prima. A primo impatto, sembrava una casa molto
antica, ma sempre curata con attenzione. La casa,
rispetto alla città, si trovava in periferia, con le mura che
si affacciavano sul mare cristallino di Celia. Le continue
piogge avevano a lungo influenzato il clima della città,
ma avevano anche caratterizzato l’erosione degli scogli
dove la casa sorgeva, rendendola molto temuta da tutti
gli abitanti della città. Il giardino della casa era molto
grande, l’erba era appena stata tagliata ed era di un verde
acceso, con uno strato di pioggia rimasto dalla caduta
precedente. La facciata della casa si presentava molto
bene: le colonne portanti erano di marmo e si
alternavano a grandissime finestre con vista sul mare.
A Francesco, che era molto felice di aver scoperto una
cosa nuova, colpì molto questa abitazione. Dopo aver
chiarito le sue idee, decise di parlarne con i suoi amici.
Appena sentita la notizia, Dario disse: «Ma che cosa
fantastica Francesco, domani potremmo dare un’occhiata
da più vicino». Alice, che era sempre stata una ragazza
sveglia, rispose: «Non mi sembra una grande idea, la
casa non potrebbe essere molto sicura, e poi non
sappiamo nulla su di essa». Francesco e Dario, in coro,
allora dissero: «Chiediamo ai nostri genitori se sanno
qualcosa su questa casa». Alice alzò gli occhi al cielo.
Quei due erano senza speranza.
Così, il giorno dopo, i tre amici si ritrovarono a casa dei
genitori di Alice per fare delle domande sulla casa. I suoi
genitori dissero che avevano sentito parlare di questa
casa, ma non sapevano se fosse sicura o no. Visto che
Francesco aveva già esplorato la casa dall’esterno
quando l’aveva trovata, rassicurò i genitori di Alice
dicendo che la casa era stabile e non c’era pericolo che
succedesse qualcosa. Sentendo la risposta, Dario decise
che era possibile esplorare la casa e quindi che
l’indomani sarebbero entrati lì dentro. Alice non era
molto convinta, ma alla fine cedette e acconsentì.
La rugiada sulle foglie e il venticello mattutino
segnarono l’inizio di un nuovo giorno d’estate a Celia. E
i tre amici si prepararono per raggiungere la casa.
Francesco era molto eccitato, faceva dei gran salti di
gioia. Appena la raggiunsero, Alice vide una targa
attaccata sul portone d’ ingresso con sopra scritto “Villa
dai Mille Misteri”. Dario disse: «Non promette tanto
bene». Francesco rispose: «Voglio scoprire tutti questi
mille segreti. Dai, entriamo».
Appena entrati i tre amici furono investiti da una nuvola
di polvere. Tossirono tutti e tre.
Quando i ragazzi riuscirono a vedere qualcosa, dinanzi a
loro trovarono una grande sala, arredata con dei
bellissimi mobili fabbricati in legno d’ebano.
Alice esplorò la stanza, e trovò un cassettone che non si
apriva. “Molto strano”, pensò lei.
Dario disse: «Ragazzi, voglio sapere cosa nasconde
questo cassettone. Dobbiamo trovare la sua chiave». E
così, tutti e tre iniziarono a cercare per tutta la casa
qualche indizio per trovare la chiave.
Dopo qualche ora di ricerca, Francesco chiamò a gran
voce i suoi amici. Colti alla sprovvista, questi corsero
molto velocemente temendo che fosse successo qualcosa
a Francesco. Appena arrivarono da lui, con il fiatone,
dissero: «Francesco, perché ci hai chiamati?».
Lui rispose: «Ho trovato qualcosa che ci potrebbe
interessare». Mostrò loro un foglio di carta. Alice disse:
«Ma è solo un foglio di carta stropicciato». Rispose
Francesco: «No, è una lettera del vecchio proprietario di
questa casa, un tale signor Ronnangst, che scrive ai suoi
successori di un segreto di questa casa. E noi siamo
molto fortunati, perché lo abbiamo già scoperto. In
questa lettera, il signor Ronnangst dà le indicazioni per
trovare la chiave del cassettone».
Alice rispose: «Francesco, è meglio se ci teniamo stretta
questa lettera se vogliamo scoprire questo segreto». E
dopo aver detto questo, i tre uscirono dalla casa con la
lettera.
Appena raggiunsero il giardino della villa, Francesco
decise di leggere ai suoi amici la lettera che recitava
così:
“Cari successori,
se state leggendo questa lettera vorrà dire che io sarò
morto e che voi avrete scoperto il segreto di questa villa.
Ebbene si, questa villa contiene un segreto. Il cassettone
che non si apre necessita di una chiave e per trovarla
dovrete andare nel bosco che si trova vicino alla città di
Steelway, a nord di Celia. Quando sarete lì, vi
aspetteranno prove difficili, animali pericolosi e indigeni,
che non si sa se vi aiuteranno o vi attaccheranno. Se
riuscirete a superare tutto questo entro due settimane
dalla vostra partenza, si aprirà una grotta in mezzo al
bosco, e ovviamente dovrete trovarla. All’interno della
grotta troverete la chiave che cercate. Quando tornerete
alla Villa dai Mille Misteri, aprite il cassettone e
scoprirete cosa si cela all’interno. Buona caccia e buon
viaggio.”
Sig. Ronnangst
Quando Francesco ebbe finito di leggere la lettera, Dario
e Alice erano molto perplessi e turbati. Dario disse:
«Sembra molto complicato trovare questa chiave. Ma se
vogliamo scoprire il segreto della villa, dobbiamo
trovarla». Alice rispose: «Dario, Francesco, non ho mai
affrontato un viaggio così, ma il mio primo sono onorata
di affrontarlo con voi». Sentendo le parole di Alice,
Dario e Francesco la stritolarono in un super abbraccio.
Quindi, tutti e tre decisero di partire per cercare la chiave
nel bosco che avevano scoperto si chiamasse di Nesba
facendo delle domande in giro. La partenza era prevista
per l'indomani. Ognuno di loro corse alla rispettiva casa
per preparare le cose che gli potevano servire durante il
viaggio. L’indomani, i tre ragazzi erano pronti a partire.
Con tanto coraggio e anche un po’ di paura, i tre si
incamminarono verso Steelway, dove avrebbero chiesto
informazioni sul bosco di Nesba.
A metà del percorso, un bandito irruppe in strada,
interrompendo il viaggio del gruppo.
«Datemi tutto quello che avete - disse lui - o sarò
costretto ad uccidervi». Rispose Dario: «Non ti
conviene metterti contro di noi, siamo molto forti
insieme».
Sentito questo, il bandito si mise a ridere
fragorosamente: «Voi, dei ragazzini, credete che mi
faccia battere dai primi scappati di casa?»
E detto questo, attaccò. Estrasse dalla fodera una spada
d’argento, e con un fendente cercò di colpire Alice.
Dario intercettò il colpo con un coltello che aveva
trovato a casa sua, e contrattaccò. Con la lama colpì il
braccio del bandito, provocandogli un piccolo taglio.
«- Te ne pentirai -» urlò lui. Attaccò con molta più
forza e rabbia, e sferrò un fendente contro Francesco.
Lui lo evitò, ma aveva così paura che iniziò a scappare.
Il bandito disse: «Dove vai, hai paura, piccolo
mostriciattolo?» Con la mancanza di Francesco, Dario e
Alice iniziarono a preoccuparsi un po’. Ma non
mollarono e sferrarono un altro attacco in simultanea.
Il bandito attaccò Alice. Lei si difese con un piccolo
bastone che aveva trovato per terra. L’attacco del
bandito colpì’ Alice di striscio sulla spalla,
provocandole un piccolo taglio. Alice gemette per il
dolore, e fece un passo indietro. Dario si precipitò
subito a vedere come stesse Alice, e poi attaccò con
tutta la rabbia che aveva in corpo, gridando: «Nessuno
può toccare i miei amici!» E dopo aver detto questo,
infilzò il bandito in mezzo al petto, che cadde in
ginocchio. Dal suo petto colava sangue, che macchiava
il terreno. Alice raggiunse Dario correndo. Disse:
«Avevamo detto che eravamo forti, e lo abbiamo
dimostrato».
Il bandito barcollò, reclinò la testa e se ne andò per
sempre.
I due amici chiamarono Francesco dicendogli che il
pericolo non c’era più e che poteva tornare da loro. Lui
uscì lentamente dal suo nascondiglio e, accertatosi che
il bandito fosse morto veramente, corse da Alice e
Dario. Riunitisi, proseguirono il viaggio verso
Steelway, che fu molto tranquillo. Quando giunsero a
Steelway, ad aspettarli trovarono una cittadina molto
vivace, accogliente e curiosa. Quando furono
all’interno della città, chiesero in giro se qualcuno
sapeva cosa fosse il bosco di Nesba. Trovarono un
uomo, a prima vista sugli 80 anni, che gli chiese:
«Volete sapere qualcosa sul bosco di Nesba? Ho
visitato molte volte quel posto e a volte ho scoperto
cose che non volevo scoprire. Se volete affrontare il
bosco, vi conviene prepararvi bene. C’è una locanda in
fondo alla via, riposatevi, e buona fortuna, ne avrete
bisogno».
Detto questo, il vecchio si allontanò.
I tre amici, dopo aver sentito le parole del vecchio,
rimasero molto turbati e colpiti da quello che aveva
detto loro. Si incamminarono verso la locanda citata
dall'uomo. Appena furono arrivati all’interno, chiesero
da mangiare e dei letti per la notte. Quando ebbero
finito di mangiare, crollarono subito a dormire.
L’indomani decisero di partire. Riempirono i loro zaini
con vivande, armi e cure mediche. Iniziarono a
camminare verso nord-est, alla ricerca del bosco.
Arrivarono a una radura, che segnava l’entrata del
bosco. Con un respiro profondo, Dario, Alice e
Francesco entrarono dentro. L’aria si fece più fredda, il
vento si alzò e il cielo si annuvolò.
Erano entrati nel bosco di Nesba!
I tre amici iniziarono subito la ricerca della chiave.
Stabilirono anche che gli serviva un posto dove
dormire, quindi decisero di costruire una capanna.
Iniziarono a costruire la loro abitazione con del legno
che avevano trovato abbattendo degli alberi. Quando
ebbero finito di costruirla, il risultato era quello
desiderato.
Adesso potevano veramente iniziare la ricerca della
chiave. Decisero di esplorare il bosco prima
dall’esterno, per poi restringersi verso l’interno.
Il terreno era scosceso, l’aria malsana e i tre amici
avevano una grande voglia di trovare la chiave che
avrebbe aperto il cassettone alla Villa dei Mille Misteri.
Quando scese la sera, i tre amici si fermarono e
tornarono alla loro capanna. Il giorno dopo si
svegliarono presto per poter esplorare il più possibile.
La giornata trascorse tranquilla, fin quando alla sera,
andando verso la capanna, Alice non notò una luce
all’orizzonte. Disse: «Ragazzi, guardate! C’è una luce
in lontananza». Risposero: «Noi non vediamo nulla, e
poi siamo stanchissimi». E quindi, i tre andarono a
dormire.
Nei giorni che seguirono, Alice non riusciva a pensare
ad altro che alla luce vista qualche sera prima. Ogni
volta che la sera tornavano verso la capanna, lo sguardo
di Alice cadeva sempre sulla luce che ogni notte
squarciava il buio del bosco di Nesba, finché un giorno
disse ai suoi compagni di viaggio: «Io voglio scoprire
da dove proviene quella luce. Domani sera andremo
verso la luce». Dario e Francesco annuirono. La sera
successiva, il gruppo lasciò la capanna per andare a
vedere da dove provenisse la luce.
Quando scese il buio, puntuale la luce appariva come
ogni giorno. I tre amici la notarono e iniziarono a
dirigersi verso di essa. Più si dirigevano verso la luce,
più riuscivano a vedere cosa nascondesse la luce. Quando arrivarono vicinissimi al bagliore, scoprirono
che questo proveniva da una casa in mezzo al bosco.
Era una casa coperta di edera sulle mura, il fango
faceva da giardino e del fumo usciva dal camino.
Ad un certo punto, la porta si spalancò e ne uscì un
uomo molto basso. Presentava gambe molto corte,
ricoperte da peli neri, le braccia erano ruvide, con delle
cicatrici che segnavano la pelle, la faccia era piena di
brufoli, alternate a grandi macchie rosse.
Iniziò a parlare: «Salve, sono Kemi. Cosa ci fate qua?
Vi siete persi?» Risposero gli amici: «Salve Kemi,
siamo venuti nel bosco di Nesba per cercare una chiave
che dovrebbe aprire un cassettone di una villa. Ne sai
qualcosa?» «Entriamo - continuò lui - e poi parleremo.»
Entrarono quindi nella casa dello gnomo Kemi.
All’interno la casa era spaziosa, aveva un soggiorno
accogliente e vicino alla cucina c’era un altro gnomo
che nessuno aveva notato. Disse Kemi: «Vi presento
mio figlio Anakin. È un grande amante delle avventure,
e ha sempre giocato a fare l’eroe nel bosco». Rispose
Dario: «Ci servirebbe uno che conosca il bosco, così
non rischieremo di perderci». Continuò Alice: «Mi sembra un'ottima idea, Dario. Vorresti venire con noi,
Anakin?» Rispose Anakin: «Mi piacerebbe molto
venire con voi, ma non so se a mio padre va bene.
Posso, padre?» Kemi disse: «Ormai sei grande figliolo.
Non sarò io a impedirti di fare quello che ti piace».
Anakin corse ad abbracciare suo padre. Alice disse che
partiranno alla ricerca della chiave domani mattina.
La mattina dopo, il gruppo era pronto a partire.
Uscirono dalla casetta di Kemi, e iniziarono a cercare
da una piccola altura lì vicino. Sull’altura sorgeva una
casa abbandonata ricoperta da edera e foglie secche.
La casa aveva le mura costruite in pietra ma con il
tempo avevano iniziato ad erodersi. I ragazzi entrarono
dentro. All’interno, le travi che sorreggevano i vari
piani erano spaccate. Il gruppo si divise e iniziarono a
cercare tra i vari piani. Cercarono per un paio d’ore, ma
alla fine la ricerca non aveva prodotto risultati. Disse
Dario: «Per oggi può anche bastare, torniamo a casa».
Acconsentirono tutti. L’indomani, i ragazzi chiesero a
Kemi se sapesse se c’erano dei posti dove avrebbe
potuto esserci la chiave. Rispose che vicino alla sua
casa c’era una grotta a cui nessuno osava avvicinarsi. Disse che solo una persona entrò in quella grotta, ma
non lo hai mai visto uscire. Disse Alice: «Non promette
bene, ma dobbiamo entrare dentro se vogliamo sperare
di trovare la chiave. Ci entreremo domani».
L’indomani, i quattro ragazzi si svegliarono presto per
avere più tempo per esplorare la grotta. Quando la
raggiunsero, l’area attorno era molto diversa: si era
alzato il vento, il Sole era andato via e una scia rossa
segnava l’ingresso.
I ragazzi deglutirono contemporaneamente. Decisero
di entrare con calma. Appena furono dentro, l’aria si
fece fredda e alcune gocce di condensa cadevano dal
soffitto, bagnando la roccia sottostante. I ragazzi si
addentrarono di qualche passo dentro alla grotta. Ad
ogni passo che facevano, i ragazzi cominciavano a
vedere sempre meno. Dopo un paio d’ore di
esplorazione della grotta, Alice notò una scia rossa e
disse: «Questa è la stessa scia che abbiamo visto prima
di entrare, e mi sembra sangue! Dobbiamo scoprire da
chi proviene questo sangue. Potrebbe essere il sangue
del ragazzo di cui parlava Kemi. Dobbiamo subito
iniziare a cercare».
Ormai erano passate tante ore da quando erano entrati
nella grotta, e i ragazzi erano molto stanchi, quindi
decisero di fermarsi a dormire per la notte. Accesero un
falò per riscaldarsi e si addormentarono sui primi sassi
che trovarono. L’indomani, quando tutti si svegliarono,
ripresero subito ad esplorare la grotta in cerca di nuovi
indizi sulla scia di sangue sul terreno. Arrivarono a un
punto della grotta che non avevano mai visto: il soffitto
era costellato di stalattiti molto appuntite e un terreno
sopraelevato si stagliava sopra i quattro ragazzi.
Non sapendo cosa ci fosse sopra, decisero che sarebbe
stato meglio raggiungerlo ed esplorarlo. Quando
raggiunsero l’altopiano, ad attenderli trovarono un
essere che non si sarebbero mai immaginati:
c’era un gigantesco aracnide. Al posto dei piedi aveva
otto serpenti super velenosi, la testa era tappezzata di
macchie di sangue. L’aracnide urlò, sputando bava dalla
bocca. Aveva anche degli artigli molto affilati.
I ragazzi estrassero dei coltelli presi dalla casa di Kemi,
e attaccarono. Si divisero in due gruppi: uno andava a
destra, mentre l’altro a sinistra.
Attaccò anche il ragno. Si diresse verso Dario e Alice,
che si erano buttati verso sinistra. L’aracnide cercò di
colpire Alice con gli artigli. Con un'agile scatto, lei
evitò il colpo. Con grande furbizia, Dario, che era
rimasto un po’ più indietro, aspettò che il ragno
attaccasse per sferrare un fendente nella pancia
dell’aracnide. Urlò fortissimo. Dal soffitto della grotta
caddero delle stalattiti, che si ruppero al contatto con il
suolo. Dalla pancia del ragno uscì un liquido giallastro.
Ma il ragno non demorse e contrattaccò. Si diresse
verso Alice e la colpì con i suoi artigli. Alice cadde a
terra. Dario corse a vedere come stava, ma scoprì che
lei aveva un grosso taglio nella coscia sinistra.
Dario, vedendo il taglio profondo, si arrabbiò ancora di
più con il ragno. Attaccò con tutta la rabbia accumulata
e sferrò un fendente che colpì il ragno proprio al centro
del suo cuore. Il ragno cadde a terra, con il suo corpo
ormai senza vita.
Dario corse da Alice, e la trovò con la gamba sinistra
tutta insanguinata.
Dario disse: «Come stai? Ti fa tanto male la gamba?»
Rispose Alice: «No, è tutto apposto, ma non riesco a
camminare, mi puoi portare fuori?» Dario disse di si.
Tra sé e sé pensò di non aver mai visto Alice così bella
come adesso, che aveva i capelli scombinati e i vestiti
sporchi.
Nel mentre che Alice e Dario combattevano, Francesco
e Anakin si erano diretti verso la tana del ragno.
Chiamarono a gran voce i loro amici: «Ragazzi,
guardate che cosa abbiamo trovato!» E indicarono
verso l’alto. In mezzo a una ragnatela c’era un oggetto
che luccicava: era la chiave che stavano cercando! I
ragazzi esultarono di gioia. Anakin recuperò la chiave e
disse: «Ora possiamo finalmente uscir…» Dario lo
interruppe e continuò: «No, prima devo fare un’ultima
cosa!» E detto questo, baciò Alice. Francesco e Anakin
trattennero il fiato. Alice era confusa, ma alla fine si
lasciò andare al bacio di Dario. Dopo di ciò, i ragazzi
uscirono dalla grotta in direzione della Villa dei Mille
Misteri.
Quando arrivarono alla villa, i quattro ragazzi corsero
dentro fino al cassettone che tanto li aveva fatto
soffrire.
Erano molto in ansia, la chiave sarà quella giusta?
Quando misero la chiave dentro alla serratura, cigolò,
ma quando Francesco la girò, questa aprì il cassettone.
Anakin, con grande emozione, tirò la maniglia del
cassettone. Al suo interno c’era un libro e un foglio di
carta stropicciato. Il titolo del libro era “La leggenda
dei Piani di Remantur”. Il foglio di carta conteneva una
lettera che diceva:
“Se i piani di Remantur volete affrontare,
molto bene vi dovrete preparare.
Distruzione e morte troverete,
la pace voi riporterete.”
Quando tutti ebbero finito di leggere la lettera,
all’interno della villa calò il silenzio. Il primo a
romperlo fu Dario, che disse: «Ragazzi, mi sa che qui
abbiamo un’altra missione da svolgere. Andiamo a
combattere i piani di Remantur».
E detto questo, i ragazzi uscirono dalla villa verso una
nuova avventura.